Nel secolo scorso abbiamo assistito a una evoluzione degli stili nei vari decenni, scanditi e influenzati dal contesto storico culturale del momento e area geografica di riferimento.
Gli anni del dopoguerra hanno influenzato la nostra cultura per sempre fissando nell'immaginario collettivo icone presto riconducibili agli ormai famigerati anni '50 e '60.
I primi contraddistinti da forme rotondeggianti e colori pastello sui toni del giallo, rosa, azzurro e verde mela mentre i secondi riprendono i colori tenui del decennio precedente in una esplosione eclettica e psichedelica dei colori RGB più frizzanti e decisi, emblema del consolidato boom economico post-bellico.
Per la prima volta anche la piccola borghesia può aspirare a oggetti finora appartenuti alle classi abbienti e simbolo di uno status sociale, grazie alla rivoluzione della produzione di serie e l'introduzione di un nuovo materiale economico e resistente: la plastica.
Negli anni '60 anche i complementi di arredo sono i protagonisti indiscussi del nostro tempo, capaci di racchiudere tutto il fascino di un'epoca in cui la sperimentazione tecnologica la fa da padrone.
Questi sono gli anni della Pop Art di Andy Warhol, del Movimento Radicale italiano e della cultura Hippie che trova la sua prima manifestazione nella Summer of Love del 1965 a S. Francisco e culmina con il Festival di Woodstock nel 1969.
I primi contraddistinti da forme rotondeggianti e colori pastello sui toni del giallo, rosa, azzurro e verde mela mentre i secondi riprendono i colori tenui del decennio precedente in una esplosione eclettica e psichedelica dei colori RGB più frizzanti e decisi, emblema del consolidato boom economico post-bellico.
Per la prima volta anche la piccola borghesia può aspirare a oggetti finora appartenuti alle classi abbienti e simbolo di uno status sociale, grazie alla rivoluzione della produzione di serie e l'introduzione di un nuovo materiale economico e resistente: la plastica.
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| Andy Wharol, Campbell's can |
Questi sono gli anni della Pop Art di Andy Warhol, del Movimento Radicale italiano e della cultura Hippie che trova la sua prima manifestazione nella Summer of Love del 1965 a S. Francisco e culmina con il Festival di Woodstock nel 1969.
Ma quali sono i complementi di arredo più famosi di quegli anni che ancora oggi ricordiamo e riconosciamo come icone indiscusse dell' Interior Design?
Vediamone insieme qualcuna:
LE SEDUTE
Senza dubbio icona di questo tempo è la Tube Chair progettata dal designer italiano Joe Colombo, nel 1969 e prodotta dall'azienda Cappellini.
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| Tube Chair |
Caratterizzata da un design radicale e innovatore, questa seduta rappresenta un connubio ben riuscito di modularità e flessibilità applicati all'arredamento.
La sua caratteristica, infatti,è quella di avere la stessa forma per schienale e seduta, che il suo fruitore può comodamente inter scambiare.
Si inserisce perfettamente nel suo periodo di riferimento, caratterizzato da uno spirito fortemente innovativo e spregiudicato.
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| Gaetano Pesce, UP5-6 |
La UP5 e UP6, di Gaetano Pesce, sempre del 1969, prodotta oggi da B&B Italia e prodotta in poliuretano a iniezione.
Anch'essa espressione del movimento radicale, è un omaggio del suo creatore alla donna, e della sua condizione sociale che ancora oggi in molte culture ha un ruolo di sottomissione e condizione economica incerta.
Le forme rotondeggianti e avvolgenti della UP5 infatti ricordano una sagoma femminile antropomorfa e che richiama le veneri ancestrali dell'antichità, con grossi seni nella parte superiore e il ventre materno nella parte inferiore della seduta.
E' legata poi tramite un filo, sorta di cordone ombelicale, la sua UP6, una sfera di poliuretano, che rappresenta sia la fertilità femminile ma anche il peso che la donna deve sopportare in una società fortemente maschilista.
La Panton Chair, che prende forma dal genio creativo di Verner Panton tra gli anni 50-60, e commercializzata da Vitra solo nel 1967, è la prima sedia basculante e impilabile realizzata in plastica da un unico stampo.
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| Vitra, Panton chair |
La sua forma sinuosa che richiama le linee del corpo umano, la sua grande versatilità e il materiale innovativo ne hanno decretato il suo successo, facendone una icona internazionale del design.
Nel corso degli anni ha subito varie rivisitazioni: dai primi modelli in poliestere rinforzato con fibroresina e poliuretano espanso degli anni '60 a quelli in schiuma poliuretanica degli anni '80.
E' invece del 1963 Ball Chair di Eero Aarnio e prodotta da Asko, casa finlandese. Questa seduta la la caratteristica forma tondeggiante di moda negli anni '60 e ricorda una palla. Il rivestimento esterno è in plastica mentre l'interno è in morbido tessuto, ha una seduta avvolgente e carezzevole, ricordandoci che in quegli anni il design non è solo italiano.
esempio un tavolo o un divano o una scrivania. Anch'essa, come tutti gli oggetti sopracitati, fa parte della collezione permanente di numerosi musei tra cui il MOMA di New York o il Triennale Design Museum di Milano.
Come possiamo vedere i cosiddetti Sixties sono stati anni di grande fermento culturale e politico che hanno influenzato notevolmente il settore del Design industriale e hanno permesso la nascita di alcune delle innovazioni creative più originali del nostro passato.
In ultimo vorrei concludere con un classico dell'illuminazione, come la esempio un tavolo o un divano o una scrivania. Anch'essa, come tutti gli oggetti sopracitati, fa parte della collezione permanente di numerosi musei tra cui il MOMA di New York o il Triennale Design Museum di Milano.
Lampada Arco, dei fratelli Castiglione e prodotta da Flos nel 1962.
Come possiamo vedere i cosiddetti Sixties sono stati anni di grande fermento culturale e politico che hanno influenzato notevolmente il settore del Design industriale e hanno permesso la nascita di alcune delle innovazioni creative più originali del nostro passato.
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| Achille Castiglioni, Arco di Flos |
La sua particolarità consiste nell'avere un punto luce sospeso sopra il luogo di interesse come ad






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